Témoignage de Mgr Grampa, évêque émérite de Lugano en Suisse, pour Mgr Russo

E’ toccato al vescovo emerito di Lugano l’onore e l’onere di tenere l’omelia ai funerali di quel vescovo missionario, coraggioso e generoso, che fu Monsignor Michele Russo, nato a san Giovanni Rotondo il 30 gennaio 1945, entrato nella Congregazione dei missionari comboniani, ordinato prete il 18 marzo 1970, eletto Vescovo il 6 marzo 1989, ordinato il 23 maggio 1990 e costretto per motivi di salute alla rinuncia il 30 gennaio 2014. La nostra diocesi entrò in contatto con Monsignor Michele al tempo dell’episcopato di Mons. Giuseppe Torti, che accolse la richiesta del giovane confratello missionario di inviare nella sua diocesi di Doba in Ciad, che monsignor Russo stava costruendo dal nulla, un prete fidei donum, don Jean luc farine e due volontari laici Claudio e Marzia Pagnamenta. I nostri volontari presero dimora nella parrocchia di Mbikou, dove vennero raggiunti nel tempo da don Lorenzo Bronz, dal diacono don Marco Castelli e poi dal presbitero don Luis Reyes. Mons. Michele fu generosamente e coraggiosamente impegnato affinché la nuova chiesa particolare di Doba in Ciad avesse tutto quello che poteva servire. Si preoccupò di garantire i mezzi di sussistenza alle strutture esistenti (ospedale e scuole) e di completarle con l’istituzione dei seminari diocesani, dei centri di formazione catechistica per i laici e di istituire le strutture pastorali fondamentali. Fece tradurre le Sacre Scritture e tutti i testi liturgici nella lingua locale. Una particolare preoccupazione di Mons. Russo fu l’istituzione di una radio locale, la “voix du paysan” attraverso la quale diffondere non solo l’intrattenimento e le informazioni utili al progresso di quelle comunità, ma anche la parola del Vangelo e della chiesa. Io ebbi la gioia di partecipare all’ inaugurazione, così come al 25esimo di fondazione della Diocesi. Monsignor Michele si è speso senza misura, con ogni generosità, impegno e coraggio nel servizio di questa diocesi che ha avuto la gioia di veder crescere anche se ha conosciuto la prova e la sofferenza dell’insufficienza dei mezzi. Il suo impegno ha minato la sua salute, così come l’espulsione dal paese avvenuta nel 2012 a causa delle sue forti denunce per le ingiustizie che subiva la popolazione. Ci lascia il ricordo e l’esempio di una testimonianza generosa e di una apertura ecumenica della nostra chiesa anche a queste chiese sorelle del terzo mondo che hanno bisogno dell’esperienza, dell’aiuto e del sostegno delle chiese di lunga e antica tradizione cristiana.

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